Tu chiamale se vuoi, connessioni [Per un utilizzo consapevole di LinkedIn – 1]

[Ovvero: ho aperto un profilo LinkedIn, scelto una bella foto, inserito le passate esperienze professionali e formative… e adesso?]

Voglio dedicare questo post ad una considerazione fondamentale: ogni social network ha le proprie regole, scritte o meno. Non rispettarle significa passare da “improvvisati”, e nel peggiore dei casi “bruciare” delle opportunità.

L’opzione offerta da LinkedIn stesso di spedire inviti alla connessione a tutti i propri contatti recuperati tramite posta elettronica o Facebook è sicuramente allettante, specie quando si è appena aperto il profilo.

Ma è anche sbagliata.

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Non fraintendetemi: scegliere un primo gruppo di contatti da inserire è fondamentale, e nella prima selezione sarà sicuramente più difficile fare opera di personalizzazione per ogni richiesta.

Ma appunto LinkedIn non è Facebook: non basta una generale “vicinanza” territoriale o di interessi per giustificare una connessione, a mio parere.

Su LinkedIn si parla (principalmente) di lavoro e tutto il resto è ridotto al minimo. Di una nuova connessione mi interesserà capire se abbiamo attività in comune, se siamo ex-colleghi o magari futuri collaboratori. Su LinkedIn si offrono e si cercano opportunità, non foto di gattini o istantanee delle proprie colazioni.

Per questo motivo anche l’azione di chiedere o accettare il contatto non può essere fatta con la stessa leggerezza tipica di altri social network.

E se una nuova connessione mi interessa in maniera particolare, dovrò essere in grado di far percepire il mio “valore” anche all’altro capo della comunicazione: non sorprendentemente, niente di diverso da quello che succede quotidianamente nel “mondo reale”.

Vi segnalo una interessante riflessione di Tom Fishburne su questo argomento (autore anche della vignetta che avete visto prima).

Esercizio

Considerate il “chiedere la connessione” come lo scrivere una micro-lettera di presentazione. Rispettate i classici 3 punti: chi siete, cosa proponete, e perchè proprio a quella persona. Non sempre il risultato sarà perfetto, ma chi lo riceve sarà sicuramente più interessato di un generico, freddo e ridondante “vorrei che entrassi a far parte della mia rete professionale”. A nessuno piace ricevere una richiesta generica, così come a nessuno sentirsi dire indirettamente “ho chiesto il contatto a te e ad altre 99 persone del tuo settore, stiamo a vedere come va”.

Personalizzate il più possibile, sempre. Il network che costruirete in questo modo sarà già a suo modo testimonianza della vostra professionalità, oltre ad essere davvero qualcosa di cui entrare a far parte volentieri.

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Informazioni su stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell'ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Il punto di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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Una risposta a Tu chiamale se vuoi, connessioni [Per un utilizzo consapevole di LinkedIn – 1]

  1. Quoto e straquoto dalla prima all’ultima parola. Non e’ la prima volta che rimbalzo una richiesta con la motivazione: LinkedIn non e’ Facebook 🙂

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