Candidato, sei stato googlato!

[Ovvero: Noi e la nostra digital reputation]

Googlare qualcuno: cercare informazioni su quella persona tramite il Web. Con i milioni di presenze su Facebook e LinkedIn quando faccio una nuova conoscenza è ormai del tutto ragionevole pensare che se voglio la Rete può rapidamente fornirmi qualche informazione su quella persona.

Se si tratta di un candidato questa ricerca assume ovviamente un interesse particolare: difficile resistere alla tentazione di dare una “sbirciatina” ai profili social, e non a caso sempre più recruiter dichiarano di fare uso di questi strumenti nella loro attività.

Semplice curiosità?

Premesso che se decido di aprire un profilo su di un social network normalmente lo faccio per condividere informazioni su di me (e quindi poi non ho diritto a lamentarmi per la diffusione e l’utilizzo di informazioni che ho deciso di rendere pubbliche), il problema si pone poi a livello di consapevolezza: quale immagine di me è reperibile sul Web?

L’interesse dei recruiter è comprensibile: si cerca di verificare se quanto detto in colloquio (o nel curriculum) corrisponde alla verità.

La disattenzione dei candidati nel rendere di “pubblico dominio” informazioni e pareri discutibili o potenzialmente problematici invece no.

Il paradosso del Candidato 2.0

Ci sono molti più utenti su Facebook che su LinkedIn. Questo lo posso capire facilmente: i due social network hanno finalità e utilizzi ben diversi (e guai a confonderli).

Rimango invece un po’ perplesso di fronte a chi, dichiaratamente alla ricerca di lavoro, non “trova il tempo” per costruirsi un profilo LinkedIn completo e aggiornato, ma ci racconta nei dettagli la sua giornata via Facebook (e le sue colazioni via Twiter).

Sull’utilità di un profilo LinkedIn completo e consultabile mi sono espresso più volte, non vi voglio annoiare.

Vorrei invece approfondire sui social dedicati anche ad un utilizzo più “ricreativo” proprio per raccomandare attenzione nell’approccio ad alcuni strumenti… specialmente se non siamo perfettamente padroni delle impostazioni legate alla privacy.

Pubblicare o non pubblicare, questo è il problema…

Le informazioni pubbliche disponibili su di una persona possono sempre essere sottoposte a giudizio (ed in un qualche modo lo saranno) da parte di chi le esamina. 

Ecco che “sfoghi” molto personali e opinioni molto “forti” (sebbene solitamente apprezzate in termini di “like”) possono non essere il materiale ideale da condividere con i vostri contatti sui social network.

Una frase magari scusabile “off-line” in un momento particolare può assumere una valenza diversa se pubblicata su di un social network. Considerate anche che una volta fatto potrebbe rimanere leggibile per un lungo periodo di tempo.

State pensando “a me non può succedere?” Guardate un po’ qui…  

“Ma allora che faccio? Abbandono tutto?”

Su come curare la propria immagine on-line ho trovato molto interessante questo contributo di Kelly Services, in particolare per i toni pacati e le indicazioni chiare (e anche perchè mi ha ispirato il titolo di questo post).

Se poi siete ancora in dubbio, il mio consiglio è quello di applicare la “Regola della Mamma”: per ogni nuovo post chiedetevi l’effetto che avrebbe su vostra madre.

Per me funziona perfettamente.

[A scanso di equivoci: la “Regola della Mamma” non l’ho inventata io, ma adesso non riesco a ricordare da chi l’ho sentita. Ci tengo a specificare perchè se copio mia mamma si arrabbia].

Per le cose vecchie, invece, potete sempre giocare d’anticipo e “googlarvi” da soli: come vi state presentando, a chi vi cerca via Web?

PS: Se ancora non siete convinti del fatto di fare attenzione alle informazioni che condividete on-line, una piccola chicca tutta per voi.

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About stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell’ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Uno dei punti di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza, che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Mi piacerebbe continuare a vivere qui, e non dovermi necessariamente trasferire per lavoro. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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