10 cose (più una) che i recruiter odiano dei candidati

Secondo una ricerca pubblicata da Robert Half, l’ 80% dei direttori del personale si forma un’idea ben precisa del candidato entro i primi 10 minuti di colloquio, e meno del 40% di loro è disposto in seguito a cambiare idea.

Come dire che il resto del colloquio è dedicato unicamente a cercare elementi che confermino la prima impressione.

Su questo dato sono un po’ scettico (in fondo la ricerca è basata sull’autovalutazione): studi sperimentali dimostrano che la prima impressione su di una persona si forma in 60-90 secondi, mentre per correggerla è eventualmente necessario un tempo molto maggiore.

Eccomi quindi a parlarvi degli errori che i buoni candidati sanno evitare, sotto forma di piccolo catalogo dei “soliti sospetti”.

Non metto in dubbio che siano cose che sapete già.

In fondo nessuno farebbe mai errori così banali.

Giusto?

Il candidato “con l’orologio scarico”: Tutti sanno che non si arriva in ritardo ad un colloquio di lavoro. Però nemmeno l’anticipo esagerato fa buona impressione. Già che stiamo parlando di tempo, uno sfortunato imprevisto può sicuramente capitare a tutti, ma avvisare del ritardo solo 5 minuti prima non vale.

Il candidato “economico”: Di regola, non si chiede il compenso previsto durante un primo colloquio. Oltre a tutte le possibili considerazioni su motivazione e interesse per la posizione offerta, è proprio una cosa che “non si fa”. Aspettate un successivo incontro: anche il recruiter avrà avuto modo di valutarvi meglio e di farvi un’offerta coerente.

Il candidato “impreparato”: “Perchè vorrebbe lavorare qui?” e “Cosa sa di questa azienda?” sono due grandi classici del colloquio di lavoro. Sarà per questo motivo che l’impressione fatta dai candidati che rispondono “non lo so” è così brutta. Informatevi, in fondo internet serve anche a questo.

Il candidato “incavolato”: sì, lo capisco che nel tuo precedente posto di lavoro ti trattavano davvero male, e che il tuo vecchio capo era un bastardo. Però oggi ci siamo incontrati per parlare del tuo possibile nuovo lavoro, e pensare che un domani potresti parlare anche di me in questo modo mi mette un pochino a disagio. Se arriva la domanda sul “precedente lavoro”, cercate di risolverla con brevità e diplomazia.

colloquio di lavoro

Il candidato “dallo sguardo fisso”: è vero, il contatto oculare è un elemento importante della comunicazione non verbale. Tuttavia fissare ininterrottamente il selezionatore per 60 minuti può non essere una buona idea. Allo stesso modo, fissare con la stessa passione la punta delle proprie scarpe o la penna sul tavolo non è proprio raccomandabile. Una via di mezzo va benissimo, magari intervallata da un bel sorriso ogni tanto.

Il candidato “ultrasonico”: va bene l’entusiasmo, va bene il tono di voce energico ed il proporsi assertivamente. Ma se il candidato sta praticamente urlando dopo non molto il recruiter farà molta fatica ad ascoltarlo. Altrettanto difficile è sostenere un colloquio con la tipologia opposta, il candidato “senza voce”.

Il candidato “distratto”: cellulari accesi che squillano con improbabili suonerie, c.v. pieni di errori ortografici, totale assenza di ricordi relativi alla posizione per cui ci si è candidati. Una distrazione può capitare a tutti. Due, anche. Dopo, è un vizio.

Il candidato “simpatico”: Magari è assolutamente competente, ed ha ottenuto ottimi risultati nelle precedenti aziende dove ha lavorato. Ma questo non lo autorizza comunque ad essere scortese alla reception, a considerare ogni richiesta di specificare meglio le sue competenze come un affronto personale e ad insinuare in ogni momento che “poi comunque dovrò valutare la vostra offerta.” Ci sono ottime possibilità che l’offerta in questione non arrivi mai.

Il candidato “disponibile”: tutti apprezzano la disponibilità. Un po’ meno se questa si traduce in “mi interessa qualunque lavoro, per qualsiasi paga.” La situazione del colloquio può portare il candidato ad esagerare un poco, ed è un elemento da tenere presente. Ma se è “troppo”al recruiter verrà semplicemente il dubbio che ci sia una scarsa riflessione dietro le risposte. O che lo stiano prendendo in giro.

Il candidato “malvestito”: personalmente non ci faccio molto caso, comunque la regola d’oro è sempre quella di avvicinarsi allo stile “classico” della posizione per cui ci si candida. Quindi no a commerciali in tuta da ginnastica, no a tecnici di produzione con cravatta e gemelli. Un pizzico di buon gusto non guasta mai. [Una volta ho fatto un colloquio ad una persona in pareo e infradito. Va bene, lavoravo in una cità di mare. No, non era una posizione da bagnino.]

Il candidato “accompagnato”: gettonatissima la “scorta” di genitori e fidanzate. Quando si accenna a questa eventualità c’è sempre chi si scandalizza o ridacchia, pensando che il recruiter stia esagerando. Eppure…

E adesso che sapete cosa è bene non fare ad un colloquio di lavoro… non fatelo!

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Informazioni su stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell'ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Il punto di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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