Perchè arrivare prima è meglio, anche nella ricerca di lavoro

“Ho mandato un sacco di curriculum, ma nessuno mi ha mai risposto”.

La frase vi suona familiare?

Specialmente nell’attuale mercato del lavoro, aver inviato un curriculum “nudo e crudo” può voler dire davvero poco. Ci sono ottime possibilità che non venga nemmeno letto.

Un piccolo esempio concreto:

Image

Nell’immagine qui sopra, tratta da un conosciuto portale di offerte, potete osservare la presenza di 644 candidature per una sola posizione. Non voglio fare il pessimista, ma dubito che avrete molte probabilità candidandovi come 645esimi.

Inoltre…

Come segnalato da questo interessante post di Lou Adler, le aziende tendono a pubblicare un’offerta solo per il 30% circa delle reali offerte di lavoro (c’è chi dice che la percentuale sia assai minore). Prima si tendono a vagliare le autocandidature, le conoscenze di network, le segnalazioni dei dipendenti: solo se non c’è risposta positiva si passa alla pubblicazione.

Insomma, è l’ultima risorsa.

Aspettare non paga

Nel caso della “carica dei 644” vista sopra, mettersi in fila non servirebbe a niente. Nemmeno il candidato perfetto potrebbe spuntarla:  il suo c.v. sarebbe semplicemente sepolto sotto tutti gli altri, e non verrebbe mai letto.

Però si può comunque provare, rompendo gli schemi.

– Chi ha pubblicato l’offerta?

– C’è un riferimento?

– E’ possibile risalire alla persona che cura la selezione?

Tutte domande che un buon candidato deve farsi. Nel caso specifico, l’offerta è pubblicata da una Agenzia per il Lavoro. Posso contattarli telefonicamente, e chiedere di chi segue la selezione per “avere maggiori informazioni”. Forse mi passano la persona e forse no, ma quasi sicuramente un indirizzo e-mail lo raccolgo: meglio in ogni caso usare questo canale che non “mettersi in fila” sul portale. Meglio ancora chiedere se hanno un orario di apertura al pubblico, e presentarsi direttamente per “strappare” un colloquio di conoscenza.

Molto probabilmente a questo punto non sarete più “dietro” ad altri 644 candidati. Magari solo ad un centinaio.

Potete ancora migliorare.

“Ai miei tempi LinkedIn non c’era”

Ebbene sì, molti recruiter sono su LinkedIn, e lo usano quotidianamente. Sono spesso iscritti anche a gruppi dedicati a chi cerca e offre lavoro nel loro territorio di riferimento. Insomma, li trovate con una facilità disarmante. E una volta trovato uno, chi avrà fra le sue principali connessioni?

Bravi, avete indovinato: tutti gli altri.

Non è reato chiedere la connessione al recruiter che segue la ricerca che vi interessa. Fatelo “bene”, però: richiesta personalizzata, breve messaggio mirato all’offerta, richiesta di incontro (scrivere “mi potrebbe forse interessare l’offerta che ha pubblicato qualche giorno fa, si guardi il mio profilo e mi richiami ore pasti” è caldamente sconsigliato, specie di lunedì mattina).

Non tutti i candidati sono così proattivi: non è automatico che il selezionatore accetti la vostra richiesta di connessione ma almeno vi sarete fatti notare nel modo “giusto”.

Forse avrete già fatto buona impressione, sicuramente avrete dimostrato un interesse concreto.

Siete, metaforicamente parlando, nel “gruppo di testa”. Diciamo fra i primi 20. Manca ancora un ultimo sforzo.

Il modo migliore per vincere è partire prima che cominci la gara

“Aspetta! Questi suggerimenti possono andare bene per una società di selezione o una A.p.L… Per un’azienda no!”

Riprendete un attimo l’articolo di Lou Adler: le offerte vengono pubblicate come ultima risorsa.

Prima, l’azienda cercherà di capire se ha già dei candidati disponibili che riesce a contattare senza spendere nulla: in poche parole, vaglierà le autocandidature.

Non sto parlando dell’inserimento del vostro c.v. sul sito dell’azienda, mi riferisco all’ autocandidatura “vecchia scuola”: chiamare in azienda, chiedere un recapito del referente o del titolare, cercare di entrare in contatto con quella persona. Magari ottenere un colloquio.

Da non sottovalutare l’utilizzo del cartaceo: curriculum e una buona lettera di presentazione imbustati e spediti direttamente alla persona giusta possono farvi guadagnare un sacco di posizioni. Di nuovo, LinkedIn è uno strumento fondamentale: non conta tanto la “presenza” (“non mi hanno mai contattato per offrirmi qualcosa!”) ma l’utilizzo che ne fate.

Certo, non c’è comunque garanzia di successo. Magari dopo tutto l’impegno (fondamentale scegliere aziende interessanti, e soprattutto potenzialmente interessate al vostro profilo) riceverete solo un freddo “al momento non abbiamo posizioni aperte”.

Ma avrete comunque corso una gara diversa da “tutti gli altri”.

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About stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell’ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Uno dei punti di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza, che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Mi piacerebbe continuare a vivere qui, e non dovermi necessariamente trasferire per lavoro. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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3 Responses to Perchè arrivare prima è meglio, anche nella ricerca di lavoro

  1. claudio says:

    bell’articolo, fa riflettere, bravo Stefano!

  2. Pingback: Come cerchi lavoro? | Stefano Innocenti, Psicologo del Lavoro

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