Prevenire è meglio che curare: 5 “malattie” del candidato in cerca di lavoro

Settembre è tradizionalmente un mese “ricco” di offerte, e può essere decisamente un buon momento per (ri)partire con la ricerca di lavoro. E’ bene però evitare questi 5 comportamenti classici, non esattamente utili.

“Mi candido a tutto, prima o poi qualcuno chiamerà” (Meglio nota come “Sindrome dei 100-cv-al-giorno”): Mandare tanti c.v. può dare l’impressione di aumentare le proprie possibilità, ma in realtà può risultare addirittura dannoso.

Rischi:

  • richiede molto tempo, fra costante monitoraggio delle offerte e invio compulsivo delle candidature (tempo che sarebbe più utile impiegare diversamente);
  • non permette di personalizzare adeguatamente c.v. e lettera di presentazione per ogni invio, portando a candidature eccessivamente generiche;
  • non permette di tenere traccia delle posizioni per cui ci si candida (e quindi si rischia di confondersi e perdere di vista le opportunità migliori);
  • mette a rischio di “pescare” offerte-bufala (nella fretta di inviare, dopo un po’ è probabile smettere di scegliere e di prestare attenzione agli indizi di possibili fregature);

Consiglio: se state da tempo inviando tanti c.v. senza avere risposta, provate a cambiare radicalmente: non più di 1-2 candidature al giorno, ma mirate a posizioni che vi interessino davvero, per cui avete (almeno in buona parte) i requisiti e che vi prenderete la briga di “personalizzare” a dovere. I risultati potrebbero sorprendervi.

“Tanto si capisce, no?” (Sindrome del Candidato Riservato): Scrivere il proprio curriculum non è semplice… Come parlo di me? Come mi descrivo? Come mi valuto? Ecco che può venire la tentazione di inserire solo i “puri fatti”, quindi lavori svolti e titoli di studio, magari “giocando al ribasso” per non sembrare esageratamente fiduciosi nelle proprie capacità. 

Rischi:

  • C.V. sicuramente breve, forse troppo, dove viene indicato solo il titolo delle precedenti mansioni svolte e poco altro. Dati essenziali, per carità, ma che danno poche indicazioni sulle effettive capacità personali.

Consiglio: compito del curriculum è quello di portarvi al colloquio, ma difficilmente verrete assunti “solo” sulla base dei titoli e delle competenze perchè è molto probabile che qualche altro candidato ne possieda di simili, o addirittura di migliori. Provate ad aggiungere un “tocco personale”, spiegate bene cosa avete fatto e con quali risultati, comunicate a chi legge che incontrarvi sarà interessante. Non date mai per scontato, inoltre, che chi esamina le candidature sia un esperto di quel tipo di professionalità e spiegate tutto in maniera molto chiara. No a termini poco chiari o “di nicchia”: confondere il recruiter è un ottimo modo per essere scartati.   

termometro

“Guarda che bel curriculum, saranno almeno dieci pagine!” (Sindrome del Candidato Gonfiato): un curriculum lungo è sempre una gran bella soddisfazione, quindi via libera all’inserimento dei più microscopici corsettini seguiti, dei lavori fatti per una settimana venti anni fa, delle più strane elucubrazioni partorite per scrivere finalmente qualcosa nel campo “Capacità e Competenze artistiche” (il c.v. europeo, va detto, è una delle principali cause della diffusione di questa patologia). E’ risaputo poi che i selezionatori amano le lunghe biografie, che sono soliti stampare su carta pregiata e conservare per rileggerle ogni tanto.

Ovviamente, sono ironico. 

Rischi:

  • Il curriculum vi soddisfa molto, ma spaventa a morte il selezionatore di turno, che scoraggiato dalla lettura del poderoso tomo e non riuscendo nemmeno a reperire le informazioni di base in mezzo a tutte quelle pagine, “dimenticherà” magicamente la vostra candidatura in fondo ad un cassetto.

Consiglio: il curriculum non deve fare altro che portarvi al colloquio. Non può raccontare tutto, deve soltanto far capire che potreste essere una delle persone giuste da incontrare. Misure valide per tutti: non più di 2 pagine. Se siete in dubbio, fatelo vedere ad un amico: se in 10 secondi non è in grado di trovare le informazioni essenziali, “sfoltite” il tutto ed usate bene il grassetto. Meglio essere autocritici prima, che cestinati dopo.

“Mi hanno chiamato per un colloquio… Praticamente è fatta!” (Sindrome del Candidato Fiducioso): dopo tanto cercare finalmente vi chiamano per un colloquio, che sembra pure andare bene. Ma non è consigliabile rilassarsi troppo…

Rischi:

  • Aspettare in eterno una risposta dal selezionatore. Cercate sempre di farvi dire i tempi previsti per la chiusura della ricerca, e se scadono non fatevi scrupoli a ricontattare.
  • Essere troppo fiduciosi. Magari il colloquio è andato davvero molto bene, ma non potete sapere chi sono gli altri candidati o quali siano le effettive esigenze dell’azienda. Nel dubbio, continuate con la ricerca. Mal che vada, vi troverete a dover scegliere tra più opportunità, tutte interessanti.

Consiglio: è sempre bene fare una valutazione il più possibile oggettiva dell’andamento del colloquio, tenendo però presente che il risultato finale non dipende soltanto da voi. E se succede qualche imprevisto? Se la ricerca viene sospesa? Se il recruiter è impegnato su più richieste, e nel mentre la concorrenza gli “frega” l’incarico? L’unico modo per essere sicuri, è non sentirsi mai troppo sicuri…

“Ho sempre fatto così, e cambiare non mi riuscirebbe…”  (Sindrome del Candidato Abitudinario): L’abitudine può essere molto piacevole, ma nel caso della ricerca di lavoro può complicarci la vita. In particolare per quanto riguarda i canali di ricerca e le modalità di candidatura.

Rischi:

  • Trascurare la modalità più efficace perchè ci è poco familiare, ad esempio evitando di visitare la pagina LinkedIn dell’azienda che ci interessa o di cercare di entrare in contatto direttamente con il recruiter perchè “sul sito c’è scritto di usare solo la mail generica”. 

Consiglio: se una certa abitudine non porta risultati, modificatela (o abbandonatela del tutto). Magari vi sembrerà strano presentare una autocandidatura se non lo avete mai fatto, ma se questa può essere la via più utile per ottenere un colloquio…

Ecco qua. Sperando che nessuno si sia sentito offeso dal tono un po’ ironico del post, ho cercato di dare alcuni buoni consigli validi in molte situazioni. Adesso, non mi resta che augurarvi… buona ricerca!

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Informazioni su stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell'ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Il punto di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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2 risposte a Prevenire è meglio che curare: 5 “malattie” del candidato in cerca di lavoro

  1. Roby ha detto:

    “Mi candido a tutto, prima o poi qualcuno chiamerà”: concordo che non va bene fare span ma se il proprio profilo è in linea con le richieste (o quasi… ^_^) consiglio di rispondere sempre.

    • stefanoinnocenti ha detto:

      Vero… purchè sia, appunto, “quasi del tutto” in linea! Anche nel caso di posizioni generaliste, ci sarà comunque un settore/attività preferito: meglio considerare queste le proprie “prime scelte”, e solo dopo dedicarsi al resto. Grazie del commento!

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