Fare un buon colloquio di lavoro è più facile se…

Mi occupo di orientamento al lavoro e di selezione del personale, e “giocando” da entrambe le parti mi sono occupato spesso sul mio blog dei meccanismi del colloquio.

Ma questa volta non vorrei parlare né delle “domande tipiche” né dei “comportamenti corretti” da tenere per concentrarmi su una questione che riguarda i candidati in modo molto più personale.

Da orientatore chiedo alle persone di raccontarmi in prima battuta le loro esperienze lavorative precedenti, e solitamente quello che sento non mi piace. Non per il contenuto, ma per come viene presentato: “passi falsi”, “errori” e “sbagli” sono all’ordine del giorno.

PULSE

Cari candidati, è ora di cambiare punto di vista.

Quando faccio notare a qualcuno che il tono che usa per descrivere le sue esperienze precedenti non è molto lusinghiero e che sta di fatto svendendo la propria professionalità, la risposta che ottengo è invariabilmente:

“Ah ma poi a colloquio non dico mica così!”

Personalmente ne dubito.

Abituarsi a parlare di una esperienza con un certo atteggiamento ci porterà invariabilmente a riproporre quel determinato approccio in ogni situazione, indipendentemente dal contesto.

“Un buon candidato ha il diritto/dovere di provarci”

La valutazione sull’adeguatezza del candidato per il profilo ricercato spetta al selezionatore. Il compito del candidato è quello di proporsi al meglio e di favorire la valutazione stessa.

L’obiettivo del candidato è quindi quello di presentarsi in maniera assertiva. Altrimenti, cosa è venuto a fare al colloquio?

Una presentazione “al ribasso” può essere particolarmente problematica in alcuni casi:

  • “Il mio curriculum è un puzzle…”: avere esperienze di lavoro varie in settori anche molto diversi non è più una rarità. Un buon candidato deve però cercare di mettere in evidenza i punti di contatto tra i vari lavori svolti, magari puntando sulle competenze trasversali che più sono state utilizzate e sviluppate per evidenziare la propria crescita professionale.
  • “Non so perché potrei fare questo lavoro…”: sicuramente l’attuale mercato del lavoro tende a favorire particolarmente i candidati che abbiano già maturato esperienza nello stesso settore della posizione offerta. Ma sei a voi quella esperienza specifica manca non c’è bisogno di sottolinearlo: il recruiter se ne sarà già accorto. Concentratevi piuttosto su tutti gli elementi che potreste “trasferire” con successo dalle esperienze passate oppure spiegate come secondo voi il vostro approccio “differente” potrebbe trasformarsi in un valore aggiunto. Non si tratta di esagerare, ma semplicemente di non sprecare il tempo a disposizione ribadendo qualcosa di ovvio e poco funzionale alla vostra candidatura.
  • “La lista della spesa”: “Sono una persona molto motivata, intraprendente, determinata”. Un gran bel trittico di aggettivi, ma senza una qualche spiegazione questo elenco difficilmente giocherà a vostro favore. Non è che un candidato disinteressato o poco propositivo si descriverebbe in maniera diversa, in fondo. Distinguetevi. Va bene la lista, ma cercate di fornire esempi di ogni affermazione che fate su di voi. Piccoli racconti andranno benissimo. Se interessanti e adatti a mettervi in buona luce, tanto meglio.

L’argomento del colloquio è veramente vasto. Se siete interessati ad approfondirlo, potete intanto cominciare dai video-tutorial del “Cattivo Recruiter” dedicati al “Colloquio OK” e (prossimamente) al “Colloquio da KO”.

Nota: pubblico anche qui sul blog questo post, che avevo già inserito nella giornata di ieri su Pulse. I primi riscontri sono molto incoraggianti per la nuova (per me) piattaforma, ma sicuramente non ho intenzione di trascurare (ulteriormente) il blog!

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Informazioni su stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell'ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Il punto di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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