Nessuna Garanzia

[Perchè a mio parere in Garanzia Giovani qualcosa non va, a partire dal nome]

Torno dopo molto tempo a scrivere sul blog, e lo faccio perchè in un recente incontro formativo sono rimasto colpito da una constatazione: molti miei corsisti avevano aspettative piuttosto alte rispetto a Garanzia Giovani, percepito come accesso preferenziale al mondo del lavoro e come concreta possibilità per un primo “stipendio”.

Dopo appena qualche giorno trovo questo articolo, dai numeri decisamente scoraggianti.

Se siete pigri, vi incollo qui sotto l’infografica riassuntiva.

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Non intendo soffermarmi sulle percentuali della “presa in carico”: semplicemente, le problematiche sono trasversali a livello nazionale, ed i soggetti incaricati fanno quel che possono con le risorse messe a disposizione. Anche le misure formative possono essere molto utili, specie se attraverso il Garanzia Giovani si riescono a far conoscere maggiormente le opportunità di ottenere buona formazione gratuita.

A mio parere, il problema più grosso sta da un’altra parte.

“Le parole sono importanti” [cit.]

Osservando i dati, si vede che la “misura concreta” di maggior successo è sicuramente il tirocinio. E su questo elemento si apre una vera e propria voragine di poca chiarezza: basta un giro anche superficiale su un qualunque sito dedicato al tema per trovare riferimenti a “retribuzione”, “contratto” e simili.

Ma quella di tirocinante non è una attività lavorativa, e non è quindi retribuita, ma al limite rimborsata o “indennizzata”.

Cosa cambia? Tutto.

In molti si chiedono perchè le attività di tirocinio non portino assunzioni, e dall’altra parte i tirocinanti stessi parlano di “ritardi nel ricevere lo stipendio“.

L’errore di fondo è talmente grande che forse vale la pena di spiegarlo.

Agli esordi di questo blog avevo scritto provocatoriamente che i tirocini non dovrebbero essere rimborsati: la mia semplice tesi si basava sul fatto che quel piccolo introito monetario (non disprezzabile, in mancanza d’altro) avrebbe portato allo svilimento completo delle attività di tirocinio, con progetti formativi inesistenti ed una buona percentuale di attività lavorative a valore aggiunto nullo spacciate per periodi di formazione in azienda.

Andatevi un attimo a leggere le attuali offerte di stage su un portale di offerte qualsiasi, e poi tornate qui.

Ho scritto il primo post nel Dicembre 2013: o sono un genio io, oppure questo esito era facilmente prevedibile.

Perchè così non può funzionare

Purtroppo la “tirata di orecchie” più forte tocca proprio agli aspiranti tirocinanti: se da un lato posso capire (non scusare) le motivazione dell’azienda che prova ad essere “creativa” con le parole, sono proprio i diretti interessati che dovrebbero essere particolarmente attenti.

contratto iniziale

Si vede bene l’errore? Certo, sarà una svista…

Un tirocinio non è un lavoro, e non può garantire niente “dopo”

Un indennizzo non è uno stipendio, con tutto quello che ne consegue: se da un lato sarebbe sciocco non capire le difficoltà di chi sta entrando adesso nel mondo del lavoro non credo nemmeno che queste possano essere risolte semplicemente facendo finta di non capire che l’attuale mercato non può offrire nessuna garanzia per nessuno. Ed il 3,7% di assunzioni complessive temo mi diano ragione.

A tutti i giovani e non più giovani là fuori faccio un invito:

  • Non scegliete un tirocinio solo per il rimborso spese, se non c’è un reale apprendimento sarà comunque tempo sprecato;
  • Non scegliete di frequentare un master solo per la garanzia del tirocinio in azienda, assicuratevi che ci sia un reale progetto formativo da “rivendervi” nella successiva ricerca di lavoro;
  • Non date per scontato che “da cosa nasca cosa”, anche con il supporto degli incentivi difficilmente una qualsiasi azienda deciderà di assumere chi non svolge un ruolo utile.

Nell’attuale mercato non c’è niente di garantito.

Mi rendo conto che non sia la cosa più bella da dire, ma almeno è molto chiara. 

 

 

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About stefanoinnocenti

Le mie esperienze di lavoro hanno sempre riguardato l’area delle Risorse Umane, sia nell’ambito della formazione del personale che della selezione, operando nei diversi processi. Uno dei punti di forza della mia professionalità è la capacità di gestire efficacemente il rapporto con le persone, caratteristica messa a frutto sia nelle attività di docenza, che di orientamento e nello sviluppo di network professionali. Abito in Toscana, e amo questo territorio. Mi piacerebbe continuare a vivere qui, e non dovermi necessariamente trasferire per lavoro. Questo non mi rende meno curioso rispetto ai cambiamenti che mi circondano.
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